Come costruire una sicurezza che dipenda da te e non da un solo stipendio.
Per molti italiani il posto fisso rappresenta ancora una delle forme più alte di sicurezza economica. È comprensibile. Sapere che alla fine del mese arriverà uno stipendio, poter programmare le spese familiari, avere ferie, tutele e una certa prevedibilità del reddito offre una tranquillità che chi vive di entrate irregolari conosce molto bene. Io stesso sono un lavoratore dipendente e non avrebbe alcun senso raccontare che tutto questo non abbia valore. Un lavoro stabile è un vantaggio. Il problema nasce quando iniziamo a considerarlo sufficiente, da solo, a garantirci sicurezza finanziaria.
Sono due concetti molto diversi. La sicurezza lavorativa riguarda la probabilità di continuare a ricevere il proprio reddito da lavoro. La sicurezza finanziaria riguarda invece la capacità di sostenere la propria vita anche quando qualcosa non procede come previsto. E non serve necessariamente perdere il lavoro perché questo equilibrio venga messo alla prova. Può arrivare una spesa importante, può cambiare la situazione familiare, possono aumentare significativamente alcuni costi, può presentarsi un'opportunità che richiede capitale oppure possiamo semplicemente accorgerci, dopo molti anni, che non vogliamo più dipendere completamente dal prossimo stipendio per mantenere il nostro stile di vita.
È qui che secondo me dovremmo cambiare prospettiva. Se una famiglia riceve ogni mese 4.000 euro e ne spende 3.900, apparentemente può vivere bene. Casa, automobile, vacanze, ristoranti, abbonamenti: dall'esterno potrebbe persino sembrare una famiglia economicamente molto solida. Ma se possiede pochissima liquidità, nessun patrimonio produttivo e ogni spesa straordinaria deve essere finanziata, quella famiglia non è necessariamente sicura: è semplicemente in equilibrio finché continuano ad arrivare quei 4.000 euro. Basta che qualcosa interrompa o riduca quel flusso perché emerga una fragilità che prima era nascosta.
Per capire quanto siamo realmente solidi possiamo utilizzare un indicatore estremamente semplice: calcolare per quanto tempo riusciremmo a mantenere il nostro attuale stile di vita se, per qualsiasi motivo, domani venisse meno il reddito principale. Non è una previsione catastrofica e non significa vivere aspettando il peggio. È semplicemente uno stress test delle nostre finanze personali. Se una famiglia dispone di 12.000 euro realmente utilizzabili e le sue spese essenziali sono 3.000 euro al mese, possiede circa quattro mesi di autonomia. Con 30.000 euro avrebbe dieci mesi. Naturalmente il calcolo reale può essere più complesso, perché bisogna distinguere la liquidità immediatamente disponibile dagli investimenti, considerare eventuali altre entrate e capire quali spese potrebbero essere ridotte in caso di necessità. Ma il principio rimane estremamente utile: la sicurezza può essere misurata anche in tempo.
Questa idea cambia parecchio il modo di guardare al denaro. Un fondo di emergenza di 15.000 euro non è soltanto un numero sul conto corrente. Può rappresentare mesi nei quali una famiglia sarebbe in grado di affrontare un problema senza vendere investimenti nel momento sbagliato, chiedere un prestito o dipendere dall'aiuto di qualcun altro. Allo stesso modo, un'entrata aggiuntiva di 300 euro al mese potrebbe sembrare poco significativa rispetto allo stipendio principale, ma se nasce da una fonte indipendente da quel lavoro rappresenta già una piccola diversificazione. Il valore di una risorsa finanziaria non dipende soltanto da quanto rende, ma anche dalla funzione che svolge all'interno della nostra struttura patrimoniale.
Ed è proprio la parola struttura che considero importante. Una situazione finanziaria robusta difficilmente poggia su un solo elemento. Possiamo immaginarla come una costruzione composta da diversi livelli. Alla base troviamo la capacità di spendere meno di quanto guadagniamo. Senza questo primo margine è difficile costruire qualsiasi cosa. Sopra possiamo creare una riserva per gli imprevisti. Successivamente possiamo accumulare patrimonio e investire con una strategia coerente con i nostri obiettivi e con il rischio che siamo realmente in grado di sostenere. Solo dopo, e senza trasformarlo in un'ossessione, possiamo iniziare a ragionare sulla diversificazione delle fonti di reddito.
Su quest'ultimo punto credo sia necessario fare chiarezza, perché internet ha trasformato il concetto delle “entrate passive” in uno slogan commerciale. Una seconda fonte di reddito non è automaticamente passiva e, soprattutto, non è automaticamente buona. Un immobile affittato richiede capitale, selezione dell'operazione, gestione, manutenzione, fiscalità e comporta dei rischi. Un portafoglio finanziario richiede capitale, conoscenza, disciplina e accettazione delle oscillazioni dei mercati. Un'attività digitale richiede lavoro, competenze e spesso molto più tempo di quanto venga raccontato sui social. Anche un libro, un corso o un prodotto che un giorno potrebbe generare royalties deve prima essere ideato, realizzato, distribuito e portato davanti a un pubblico.
Per questo non credo nella ricerca ossessiva del “reddito passivo”. Trovo molto più utile ragionare in termini di fonti di reddito progressivamente meno dipendenti dalla vendita diretta del nostro tempo. È una differenza importante. Lo stipendio nasce principalmente dal nostro lavoro. Un investimento può produrre rendimento attraverso il capitale. Un immobile può generare un canone. Un'attività può creare utili. Un'opera dell'ingegno può generare royalties. Nessuna di queste entrate è garantita e ciascuna presenta rischi, costi e caratteristiche differenti, ma il principio della diversificazione rimane valido: se tutta la nostra capacità economica dipende da un unico flusso, siamo inevitabilmente più esposti a ciò che accade a quel flusso.
Questo non significa che tutti debbano possedere tre immobili, avviare un'impresa e costruire un portafoglio di investimenti. Sarebbe un'altra semplificazione. La strategia finanziaria deve essere costruita sulla persona, sulla sua situazione patrimoniale, sulla famiglia, sugli obiettivi, sull'orizzonte temporale, sulle competenze e persino sulla quantità di tempo che vuole dedicare alla gestione delle proprie attività. Per qualcuno una combinazione di fondo di emergenza e investimenti finanziari può essere più che adeguata. Per altri può avere senso aggiungere l'immobiliare. Altri ancora possono sviluppare un'attività parallela compatibile con il proprio lavoro. Il numero delle fonti conta meno della qualità della struttura complessiva.
C'è poi un errore particolarmente insidioso che può riguardare proprio chi possiede un reddito stabile: utilizzare la stabilità per aumentare continuamente il proprio costo della vita. Arriva un aumento e aumenta la rata dell'automobile. Cresce lo stipendio e cresce il livello delle vacanze. Migliora il reddito familiare e immediatamente aumenta il valore della casa che riteniamo necessario possedere. Non c'è nulla di sbagliato nel migliorare la propria qualità della vita; il denaro serve anche a questo. Il problema nasce quando ogni aumento del reddito viene assorbito da un aumento permanente delle spese, perché in quel caso possiamo guadagnare sempre di più senza diventare realmente più solidi.
La stabilità dello stipendio, invece, può diventare uno straordinario strumento di costruzione patrimoniale proprio grazie alla sua prevedibilità. Sapere quanto entrerà il mese successivo permette di programmare. Possiamo stabilire prima quanto destinare alle spese, quanto alla sicurezza e quanto alla costruzione del patrimonio, invece di aspettare la fine del mese per vedere cosa rimane. Ed è una differenza apparentemente piccola che, ripetuta per anni, può produrre risultati enormemente diversi.
Immaginiamo due persone con lo stesso stipendio e la stessa situazione iniziale. La prima utilizza praticamente tutto ciò che guadagna e considera il proprio lavoro stabile come la principale garanzia per il futuro. La seconda mantiene una parte del reddito libera, costruisce una riserva, investe con regolarità e negli anni prova ad aggiungere gradualmente altre fonti di entrata. Dopo un mese la differenza sarà quasi invisibile. Probabilmente anche dopo un anno non sarà straordinaria. Ma dopo dieci o vent'anni potremmo trovarci davanti a due situazioni completamente differenti, nonostante entrambe le persone abbiano avuto esattamente lo stesso stipendio.
È per questo che non considero il posto fisso un'illusione. L'illusione, semmai, è pensare che il posto fisso possa sostituire la costruzione della propria sicurezza finanziaria. Il lavoro può darci reddito, stabilità e una base eccezionale dalla quale partire, ma ciò che facciamo con quel reddito rimane una nostra responsabilità. Possiamo utilizzarlo interamente per finanziare il presente oppure possiamo decidere che una parte di ogni stipendio debba lavorare anche per il nostro futuro.
Alla fine la domanda più interessante non è quindi “quanto è sicuro il mio posto di lavoro?”. Possiamo porcene una molto più utile: “se domani qualcosa cambiasse, quanto sarei finanziariamente preparato?” Quanto tempo potrei sostenere le mie spese? Quanto pesano le mie rate? Quanto del mio patrimonio è realmente disponibile? Da quante fonti dipendono le mie entrate? Quali spese potrei ridurre? Quali competenze possiedo per produrre nuovo reddito? Sono domande molto meno rassicuranti del semplice controllo dello stipendio sul conto corrente, ma sono proprio le domande che permettono di capire dove siamo davvero.
La sicurezza finanziaria non significa eliminare ogni rischio dalla nostra vita. È impossibile. Significa costruire abbastanza margine da non essere costretti a dipendere completamente da una sola circostanza favorevole. Prima un piccolo fondo, poi qualche mese di autonomia, poi patrimonio, investimenti e, quando ha senso, ulteriori fonti di reddito. Non serve fare tutto domani e non esiste una formula identica per tutti.
Serve però iniziare a cambiare una convinzione: il nostro stipendio non rappresenta necessariamente la nostra sicurezza finanziaria. È il capitale di partenza con cui possiamo cominciare a costruirla.
E forse il vero obiettivo non dovrebbe essere arrivare al giorno in cui non avremo più bisogno di lavorare. Potrebbe essere molto più concreto e molto più importante: arrivare al giorno in cui lavorare sarà ancora una nostra scelta, ma non sarà più l'unica cosa che tiene in piedi tutta la nostra vita finanziaria.
Questo articolo fa parte del percorso di educazione finanziaria personale che trovi sul blog, dedicato a chi vuole smettere di subire il denaro e iniziare finalmente a governarlo.
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